Pillola rossa o pillola blu? | Metanoie
venerdì, 04 aprile 2008
"In accordo con Holbrook , la partecipazione in un evento artistico deve essere considerata come un esperienza estetica, simile alla reazione emotiva. Una emozione è definita come uno stato di movimento interiore nell'individuo. Una reazione emotiva coinvolge elementi cognitivi ma pure " i cambiamenti fisiologici, le espressioni comportamentali e la sfera dei sentimenti" ( Holbrook,1986)

Quasi finita la tesi. Ieri notte ho chiuso il secondo capitolo.
Ho scoperto un sacco di cose.
Siamo circondati, intrisi, avviluppati dalle strategie di marketing. Questo si sa.
Ma molto più di quanto pensiamo.
Loro ci guardano...ci studiano, ci conoscono: sanno tutto di noi. Sanno come spendiamo il nostro tempo libero. Quello che ci piace.
Conoscono i nostri spostamenti. Ma non solo.
Sanno ciò di cui abbiamo bisogno. Conoscono molta gente più di quanto questa gente conosca se stessa.
Un po' come se il tuo analista fosse satana in persona.
Sanno che quando il consumatore postmoderno fa un acquisto, quello che cerca è un'esperienza olistica.
Non si acquista più un oggetto.
Si acquista un'emozione, o perlomeno si crede.
Il tempo è poco e la gente vuole spenderlo al meglio. Ottenere il miglior divertimento e la migliore emozione ricavabile.
Un tubetto di piacere monouso da succhiare all'acquisto.
Ma il consumatore sfugge... cambia gusti, sceglie da solo. cambia tribù. Cambia contesto.
Cambia identità più volte al giorno.
Fa scelte spesso contrastanti seguendo un estro creativo conformista dettato dal bisogno di identità e al tempo stesso rompe ogni schema con slancio naturale.

Non ho fatto economia. La mia tesi è per la laurea in dams.
Ma mi sono buttata su una tesi che aveva bisogno di altre competenze oltre le teorie del cinema, la storia del teatro e le tecniche del lavoro di gruppo e ho dovuto studiare le teorie economiche che prima non conoscevo. Cosa c'è dietro l'acquisto di un evento culturale?
Perché mai un consumatore dovrebbe decidere di andare ad assistere ad un evento?
cosa muove il mercato della cultura?
Da quale male profondo è afflitto questo mercato e come si può curare?
Dovrei intitolarla: la cultura in mutande.
Mi infogno nelle teorie economiche e del marketing culturale e ne esco a brandelli.
Mi sento una giornalista che scrive un pezzo forte, ma non può pubblicare la verità.
E' troppa.
Faccio una capriola di stile e accontento capra e cavoli.


"L’economia della cultura è quindi espressione di quella fluidità e flessibilità – che Bauman chiama liquidità – che caratterizza la cultura emergente e sfocia in quella personalizzazione di massa che Fabris individua come l’ossimoro dei nostri tempi."

Così si chiude il primo capitolo.

Pillola rossa o pillola blu?
Tutteddue.
Pausa sigaretta.
Vado a ripormi nell'apposita vaschetta. La scadenza è vicina.
Mi addormenterò anche stanotte con le pagine di Jodorowskj sulla faccia.
postato da: Metanoie alle ore 01:04 | Permalink | commenti (3)
Commenti
#1    05 Aprile 2008 - 10:43
 
se non vivessi con una contabile, patita economista, accanita lettrice di testi sacri quali leggi, gazzettini ufficiali e decreti ministeriali, che e' riuscita con la sua sola testardaggine a far cambiare due leggi ministeriali, forse ti direi che stai bleffando :) ma giusto ieri, ha discusso e distrutto un povero agente assicurativo in meno di 10 secondi. Crash. Bam. A questa donna non si puo' vendere niente. Tantomeno fumo negli occhi. E poi ci sono io, che adoro la pubblicita', adoro analizzarla, vedere cosa stanno cercando di venderemi e con che stratagemmi insulsi. Ma ti diro', ai poveri non puoi vendere pane marcio, perche' non lo compreranno.

Che poi, il povero agente cercava di farsi dire da mia madre (e' lei la donna protonica), che cos'era un buon investimento. Ho guardato i cinque euro che avevo in tasca. "Un buon investimento, sara' comprare qualche dolciume e un succo di frutta. Portarlo ai miei ragazzi e perdere un' ora di lezione a ballare. Mi creda, a lungo termine, gli interessi di un sentimento vero, fruttano abbracci meravigliosi".

Pero' forse, solo tu sapresti dirmi, se il marketing ha avuto la meglio.
Buona tesi, donna.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente pobesnelazarja

#2    08 Aprile 2008 - 20:39
 
pensa... ho studiato filosofia (in particolare adoravo filosofia estetica e filosofia dell'arte). e ora mi ritrovo a lavorare come "stratega" del marketing.
tout se tient, in modo strano ma... meglio così che il contrario.
:)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente emmart

#3    04 Maggio 2008 - 20:02
 
Filosofeggiando su questioni di database e schedature di massa in questi giorni hanno dato libero accesso a quella fiscale di tutti gli italiani..... sai cosa il fatto e chè mi sembra che il deretano frizzi e che non mi sia reso conto dell'agguato...
comunque concordo e ogni volta che penso a questi fatti rimango sconcertato...
intato ho scoperto che addirittura per i bembini l'entry point, o come caspita lo chiamano il momento in cui iniziano a farti il lavaggio del cervello è sceso a 3 anni e che ora hanno deciso di applicare un nuovo mkodello basato sulla genderizzazione, ovvero le bambine devono diventare come Kandy Kandy e i bambini come Action Man.....
Ho paura che la pillola la scegliamo senza saperlo.....
zao zao
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente MerMer

Commenti

categoria:libri, lavoro, ottimismo, prospettive, intuizioni, metapensiero